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Sapevi che anche gli animali possono soffrire di ipertensione arteriosa?

Ebbene si, cani e gatti possono essere affetti da ipertensione arteriosa proprio come noi e come noi meritano un adeguato monitoraggio ed eventuali trattamenti.
L’ipertensione arteriosa non è altro che un aumento della pressione sanguigna all’interno delle arterie che ha come conseguenza principale la compromissione di organi ed apparati. Mentre nell’uomo è comunemente riconosciuta una forma di ipertensione primaria e dunque non conseguente ad una malattia scatenante, nei
nostri animali l’ipertensione è quasi sempre secondaria ad altre patologie.

Quali sono le condizioni patologiche in grado di provocare ipertensione nei pet?

Nel 2018, un team di esperti ha stilato e pubblicato un documento dall’elevato valore scientifico, dove vengono identificate le cause scatenanti più comuni e tra queste troviamo: la malattia renale cronica ed acuta, il morbo di Cushing, il diabete, l’obesità, l’iperaldosteronismo, la sindrome brachicefalica ed il feocromocitoma come cause comuni nel cane e nel gatto, mentre l’ipo e l’ipertiroidismo sono rispettivamente tipiche dell’una e dell’altra specie.

Come e quando è bene effettuare la misurazione della pressione?

Tale misurazione viene eseguita mediante l’utilizzo di sofisticata strumentazione dedicata ai pazienti veterinari, purtroppo ben più complesse e costose degli apparecchi dedicati al medesimo scopo in medicina umana. Ciò rende necessario che questo, come altri atti medici, debba essere svolto presso una struttura provvista di strumentazione idonea, senza contare che gli errori sono estremamente comuni ed è dunque necessario che ogni dato vada accuratamente interpretato da personale specializzato. La valutazione della pressione arteriosa va considerata come un monitoraggio standard da inserire nel contesto dei controlli annuali di routine, soprattutto quando siamo di fronte ad un paziente anziano. Un discorso a sé va fatto per tutti quei soggetti affetti dalle patologie scatenanti sopracitate, dove il controllo pressorio diventa elemento chiave per la gestione della malattia sottostante. In questo caso la frequenza e le modalità di monitoraggio saranno variabili in relazione al quadro clinico e quindi indicate di volta in volta dal medico. Ricordiamo che le procedure non invasive di misurazione della pressione, non provocano alcun dolore all’animale.

Si può curare?

Proprio come nell’uomo esistono diversi protocolli terapeutici efficaci, tuttavia in medicina veterinaria riscontriamo limiti, talvolta più consistenti. Come già detto, a differenza di quanto accade in medicina umana, nel cane e nel gatto le forme secondarie sono le più comuni, questo implica la necessità di ottenere un buon controllo della patologia sottostante oltre al trattamento antipertensivo mirato. Altro elemento che trova spazio più di quanto accada nell’uomo, è il cosiddetto “effetto camice bianco” ovvero una pseudoipertensione indotta dallo stress ambulatoriale, causa di potenziali errori di sovrastima diagnostica. Una valutazione clinico/internistica complessiva, che consideri il paziente a tutto tondo, inclusi eventuali esami di laboratorio, consentirà quanto più possibile di rendere oggettivi e veritieri i dati ottenuti. Il proprietario da parte sua, può adottare dei comportamenti atti a limitare i fattori di stress: mantenere una buona distanza dai cani quando si ha un gatto nel trasportino in sala d’attesa, evitare di arrivare in eccessivo anticipo così da evitare lunghe attese, ridurre i tempi di trasporto in auto evitando frenate non necessarie quando l’animale non è a suo agio in questo contesto, usare spray a base di feromoni nel caso del gatto, ecc…. Ricordiamo infine che una singola sessione di misurazioni potrebbe non essere considerata sufficiente al riconoscimento di una ipertensione vera, ne consegue la ragionata richiesta di più incontri a distanza di qualche giorno o settimana.

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