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Perché tante indagini per un raffreddore? Parte I

A cura del Dott. Patrick Sinatra, diagnostica per immagini

Chi di noi non affronta più o meno spesso i malanni annuali con qualche bevanda calda e qualche giorno sotto le coperte? Del resto, nessuno di noi, e probabilmente nessun medico di famiglia, approccerebbe in prima battuta un’influenza o un raffreddore con lastre al torace ed esami del sangue. Dunque, come mai alcuni medici veterinari lo fanno? O ancora, come mai molti di coloro che non lo fanno prescrivono lunghe terapie antibiotiche?

Per sviscerare a fondo la questione bisogna prima rispondere a un quesito: sappiamo cosa siano influenza e raffreddore? Sebbene questi due termini vengano spesso adottati come sinonimi e come termini generici atti a identificare una qualsiasi manifestazione clinica alle vie respiratorie, quando li utilizziamo, stiamo identificando in maniera più o meno esatta un’infezione delle vie aeree sostenuta da virus: influenzali, parainfluenzali e virus del raffreddore (adenovirus, rinovirus, ecc.).

Come sappiamo, nella specie umana, entrambi gli eventi sono estremamente comuni, epidemici, stagionali e nella maggior parte dei casi non viene adottata una cura specifica antivirale. È dunque complessivamente semplice per il medico di famiglia riconoscere i sintomi, includerli in un contesto di stagionalità o di epidemia territoriale, fornendo indicazioni e consigli a supporto del superamento dell’infezione e al contenimento della diffusione. Approfondimenti o trattamenti specifici potranno poi essere consigliati in relazione al singolo caso e al parere del clinico.

Perché allora un approccio simile non viene adottato negli animali domestici? Non sarebbe più semplice e meno dispendioso attendere il superamento spontaneo dei sintomi e valutare approfondimenti solo in un secondo momento?

Iniziamo col dire che, sebbene esistano delle forme parainfluenzali come la tracheobronchite infettiva, le forme influenzali propriamente dette negli animali domestici sono molto rare. Che il proprio cane o gatto sia affetto da influenza o raffreddore è un’ipotesi davvero improbabile. Per questo motivo si rendono spesso necessari approfondimenti diagnostici atti a indagare le cause dei sintomi manifestati, soprattutto se è presente febbre, inappetenza o stato di abbattimento.

La tracheobronchite infettiva del cane rappresenta in qualche modo un’eccezione; caratterizzata da sintomi abbastanza tipici, se non associata a complicanze, potrebbe essere gestita in maniera in qualche modo simile alle nostre affezioni influenzali. Sebbene questi pazienti manifestino infatti una tosse profonda e “preoccupante”, l’animale continua a condurre il proprio normale stile di vita, non presenta febbre, inappetenza, né spiccati sintomi di spossatezza, salvo che non vi sia una coinfezione da patogeni opportunisti (batteri, micoplasmi, parassiti, ecc.). Per saperne di più, leggi l’articolo dedicato a questa patologia sul nostro blog.

Non dimentichiamo inoltre un altro elemento non meno importante: gli animali domestici non possono raccontarci i loro malesseri, dolori e disagi, tendendo qualche volta addirittura a nasconderli per un istinto ancestrale di tutela nei confronti dei predatori. Anche per questo, l’approccio terapeutico non potrà mai prescindere da una visita clinica con accurata lettura dei reperti semeiologici.

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